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Biblioteca
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Pietro Brandolese

Non Omnis Moriar - Orazio

Chi siamo?

La Biblioteca è un centro fondamentale per lo sviluppo di idee, il soddisfacimento di curiosità, la ricerca di informazioni e la raccolta delle stesse. Dalla sua riapertura, avvenuta nel maggio 2010, i scaffali della biblioteca ospitano più di 3000 volumi, con varie sezioni che spaziano dalla saggistica, ai libri per bambini e ragazzi, dall’arte alla storia, dalla poesia alla narrativa popolare.


Servizi

Per accedere ai servizi della biblioteca non è necessaria alcun genere di iscrizione.
Consultazione: sono a disposizione degli utenti per la consultazione in sede, tutte le opere possedute dalla Biblioteca.
Prestito: la Biblioteca fa parte del Sistema Bibliotecario Provinciale (SBP) e, come tale, gode della possibilità di accedere al prestito interbibliotecario, prenotando e ritirando gratuitamente volumi presenti in altre biblioteche della rete.
Navigazione Internet: la Biblioteca è stata recentemente arricchita di due postazioni telematiche con accesso gratuito ad Internet.


Iniziative culturali

Il Comitato di gestione della Biblioteca, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Canda, si è fatto conoscere per il rinomato “Festival della Letteratura”, la “Festa del Bastardino” e l’iniziativa di solidarietà a favore della diocesi di Rutana, in Burundi. In tempi più recenti, oltre alla partecipazione ad iniziative consolidate negli anni quali “Incontri con l’Autore”, “Tra Ville e Giardini”, “Veneto – Spettacoli di Mistero” e “Settimana dei Beni Culturali e Ambientali in Polesine”, di grande successo l’iniziativa “Terraqueo”, il festival di musiche e arti varie polesano per eccellenza che trova nello splendido giardino di villa Nani Mocenigo la sua cornice naturale.

Pietro Brandolese

Pietro Brandolese, di professione libraio nei pressi di Padova, si spense improvvisamente a 55 anni, il 2 gennaio 1809 a Venezia. La febbre che lo stroncò non fu una sorpresa per i conoscenti del libraio perché da mesi sembrava essere debole. Il libraio cominciò, l’anno precedente alla sua morte, un’impresa bibliografica molto impegnativa che lo portò ad allontanarsi dai territori padovani. Si recò infatti a Venezia presso i nobili Querini di S. Maria Formosa dove venne incaricato di compilare l’indice della libreria, contenente molti codici miniati e altrettante opere rare.

Il primo a sapere della sua morte fu l’abate veneziano Giannantonio Moschini, amico del libraio. Moschini scrisse un necrologio di Brandolese che risultò essere incompleto (a causa di motivi politici), questo spinse molti ricercatori ad informarsi sul libraio che lavorava a Venezia. Si scoprì che Brandolese nacque il 10 gennaio 1754 a Canda. Da giovane studiò a Lendinara, i primi insegnamenti gli vennero impartiti dallo zio, uno dei mansionari della chiesa di S. Anna, il quale oltre ad insegnare al pubblico filosofia, belle lettere e grammatica, si dilettava a comporre poesie. Il libraio studiò poi sotto il padre olivetano Antonio Maria Griffi. Grazie a questo abate dalla vasta cultura, Lendinara vide crescere figure importanti fra le quali i tre fratelli Baccari, Giambattista Conti e Pietro Brandolese. Il giovane Pietro seguì il maestro in diverse zone, anche a Venezia, poiché venne nominato Visitatore dell’Ordine. Nella città veneta brandolese trovò un luogo stimolante, anche perché Venezia tornò ad essere una delle capitali mondiali del libro.

Nel 1778 Brandolese lascia la città lagunare per trasferirsi a Padova, forse anche per l’amore che provava verso Francesca che divenne la compagna della sua vita. A Padova Brandolese aprì un piccolo negozio di libri nelle vicinanze dell’università. Grazie alle sue abilità Brandolese riuscì a far prosperare la sua attività, tanto da essere considerato dal conte Girolamo Silvestri di Rovigo un vero e proprio libraio. Brandolese vantava infatti quasi tutte le versioni veneziane del Tissot e diverse opere legate alla medicina.

Pietro Brandolese mantenne i suoi interessi professionali e culturali fino alla morte. La prima direzione presa da questi interessi era quella delle opere “bibliografiche” che riguardavano il libro antico quattro-cinquecentesco. Il libraio aveva dalla sua grandi doti, fra le quali acume, intuito e prudenza, che lo portarono ad essere preparato ed agguerrito nel qualificare un’edizione antica. Per il libraio di Canda furono molto importanti alcune amicizie, in particolare quelle con Bartoli e De’Lazara. Fra questi due, Giovanni De’Lazara, fu un nobile con una profonda e sincera passione per la conoscenza. Possedeva anche una biblioteca che veniva messa a disposizione degli studenti universitari. La biblioteca di De’Lazara contava oltre 2000 pezzi nel 1833, alla morte dell’amico di Brandolese. Nel 1793 De’Lazara venne nominato dalla Repubblica Veneta “Ispettore e soprintendente alle più celebri e ricercate pitture esistenti nel circondario di Padova”, come assistente il nobile scelse proprio Pietro. Brandolese gli fu sempre grato per il ruolo che gli venne assegnato, infatti l’esperienza “che fu ed è ai miei studi di non piccolo giovamento” come Brandolese stesso ammise.

Come da tradizione dell’epoca, era solito ritrovarsi in società segrete, e non, per discutere di politica. Erano infatti frequenti i pomeriggi che venivano trascorsi nella bottega di Pietro, fra gli invitati vi erano spesso professori universitari ma anche nobili come l’amico De’Lazara e i nipoti. Pietro seguì anche l’influenza francese a Padova, tanto da scrivere il giornale “Lo spirito delle gazzette”. Questo giornale aveva come tema centrale la politica e, più che argomenti di cronaca venivano riportati dispacci, ordinanze e documenti su situazioni intricate e scottanti per l’epoca. Il notiziario di Brandolese divenne effettivamente il primo di Padova. Smise di essere pubblicato nel 1797, dopo il trattato di Campoformio.

Il secondo ramo dell’editoria di Brandolese produsse un’opera molto importante anche al giorno d’oggi, “Gli annali della libertà padovana” ovvero “una raccolta di tutte le carte pubblicate in Padova dal giorno della sua libertà disposte per ordine dei tempi” come Brandolese scrisse nel sottotitolo. L’editore visse poi, dopo il trattato citato, un periodo di decadenza dove l’unica preoccupazione per le persone fu quella di sopravvivere alla crisi economica. Così opere molto importanti venivano vendute a prezzi irrisori. Brandolese decise di non rintanarsi nell’anonimato ma produsse una sorta di enciclopedia omerica, intitolata “L’Iliade volgarizzata letteralmente in prosa e recata poeticamente in verso sciolto italiano dall’abate Cesarotti ampiamente illustrata da una scelta delle osservazioni originali dei più celebrati critici e da quelle del traduttore”. Un’opera veramente importante che gravò sulle finanze dell’editore dato che autofinanziò il progetto.

Durante l’ultimo periodo della sua vita, Brandolese tornò ad occuparsi di ricerche artistiche e di bibliografia antica. In questo periodo produsse quattro opere, due legate al modo dell’arte (di cui una su Mantegna) e due riguardanti la bibliografia antica. Brandolese prima di morire si recò a Venezia dai Querini. Per singolare coincidenza la città che aprì il suo cuore all’arte, alla cultura e alla vita, fu anche la città dove il destino lo richiamò per l’estremo congedo.

Come contattarci

Biblioteca comunale di Canda "P. Brandolese"
Via G. Marconi, 35 - Canda (RO)
tel.: 0425/702012
e-mail: bibliotecacomunale@comune.canda.ro.it
pagina FB: Biblioteca Comunale di Canda "P. Brandolese"
sito web: www.terraqueo.it